Avel

Rabindranath Tagore

Gitanjali °VI°

Cogli questo piccolo fiore
e prendilo. Non indugiare!
Temo che esso appassisca
e cada nella polvere.

Non so se potrà trovare
posto nella tua ghirlanda,
ma onoralo con la carezza pietosa
della tua mano __ e coglilo.

Temo che il giorno finisca
prima del mio risveglio
e passi l'ora dell'offerta.

Anche se il colore è pallido
e tenue è il suo profumo
serviti di questo fiore
finché c'è tempo __ e coglilo



Il Giardiniere °XV°

Corro come un cervo muschiato
che pazzo del suo stesso profumo
corre nell'ombra della foresta.
La notte è di maggio,
la brezza è brezza del sud.
Smarrisco la strada e cammino,
cerco ciò che non posso ottenere
e ottengo quello che non cerco.

Dal mio cuore esce e danza
l'immagine del mio desiderio.
La fulgida visione fugge via.
Cerco di afferrarla saldamente,
ma essa mi elude e mi svia.
Cerco ciò che non posso ottenere
e ottengo quello che non cerco.



Il Giardiniere °XLII°

O pazzo, splendidamente ebbro!
Se apri a calci le tue porte
e fai il buffone in pubblico;
se vuoti la tua borsa in una notte
e te ne ridi della prudenza;
se cammini per vie stravaganti
e giochi con cose inutili;
non curarti della rima e del senso;
se spiegando le vele alla tempesta
spezzi in due il tuo timone;
allora ti seguirò, compagno,
mi ubriacherò e andrò in malora.

Ho sprecato i miei giorni e le mie notti
in compagnia di valentuomini e sapienti.
La scienza ha incanutito i miei capelli,
il vegliare ha indebolito la mia vista.
Per anni ho raccolto e accumulato
pezzetti e frammenti d'oggetti:
calpestali e danzaci sopra
e disperdili ai quattro venti.
Perchè so che è massima saggezza
ubriacarsi e andare in malora.

Che svaniscano gli scrupoli contorti,
e smarrisca la mia via senza speranza.
Che una ventata di vertigine selvaggia
mi strappi via dagli ormeggi.
Il mondo è pieno di uomini valenti,
laboriosi, utili e sapienti.
Vi sono uomini che facilmente primeggiano
e altri che li seguono decentemente.
Che siano felici e che prosperino,
e lasciatemi essere futile e demente.
Perchè so che la fine di ogni lavoro
è ubriacarsi e andare in malora.

Giuro di rinunciare da questo momento
a far parte delle persone dabbene.
Abbandonerò l'orgoglio del sapere
e la conoscenza del male e del bene.
Manderò in frantumi il vaso dei ricordi,
versando l'ultima lacrima.
Con la spuma del vino rosso come bacca
bagnerò e rischiarerò la mia risata.
Per l'occasione farò in cento pezzi
il distintivo del civile e del posato.
Faccio il sacro voto di essere indegno,
di ubriacarmi e di andare in malora.



Il Giardiniere °XLVII°

Se vuoi così, smetterò di cantare.
Se fa sussultare il tuo cuore,
distoglirò i miei occhi dal tuo volto.
Se ti fa trasalire all'improvviso
mentre passeggi, mi trarrò in disparte
e prenderò un'altra strada.
Se ti confonde mentre intrecci i fiori,
eviterò il tuo giardino solitario.
se troppo agita l'acqua,
non vogherò vicino alla tua spiaggia



Il Giardiniere °LI°

Finisci allora quest'ultima canzone
e separiamoci. Scorda questa notte
ora che la notte è finita.
Chi cerco di serrare tra le braccia?
I sogni
non si possono fare prigionieri.
Con mani avide stringo al mio cuore
il vuoto, ed esso mi ferisce il petto.



Il Giardiniere °LXXIX°

Spesso mi chiedo ove siano nascosti
i confini del riconoscimento
fra l'uomo e la bestia, il cui cuore
non ha il dono della parola.
In quale paradiso primevo,
in un remoto mattino di creazione,
correva il semplice sentiero
che legava i loro cuori?
Le tracce dei loro passi
non sono mai state cancellate,
sebbene la loro parentela
sia da molto tempo scordata.
Ma all'improvviso l'oscura memoria
si desta in una musica senza parole,
e la bestia guarda in viso l'uomo
con una tenera fiducia,
e l'uomo la guarda negli occhi
con divertito affetto.
Sembra quasi che i due amici
s'incontrino mascherati,
e attraverso il travestimento
vagamente si riconoscano.

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